Chi siamo

Qualche volta il cemento nasce dal mare, come nel caso del primo stabilimento della famiglia Marroccoli, aperto a Bari sul finire dell’ottocento, rifornito via piroscafo con marna estratta di là dell’Adriatico, a Spalato. Al tempo la città dalmata era territorio austroungarico, e dopo il dissolvimento dell’impero asburgico (nel 1918) entrerà a far parte del regno di Jugoslavia.

Da allora ad oggi sono cambiate molte cose, e non solo nella geopolitica. I Marroccoli si sono trasferiti a Potenza; Cementi della Lucania, questo il nome attuale della società, è guidata dagli ingegneri Michele e Milena e ormai nell’azienda è presente anche la quarta generazione, con l’attuale direttore commerciale.

E’ stato il nonno di Michele e Milena a fondare nel 1892 a Bari un’industria per la produzione di piastrelle ceramiche, ma evidentemente nonno Michele ragionava in grande, e appena un anno dopo decide di dedicarsi al cemento.  La fabbrica viene impiantata a Bari, sui terreni dove attualmente sorge il policlinico; un piroscafo di proprietà fa la spola tra le due sponde dell’Adriatico e un numero di dipendenti che oggi sembrerebbe abnorme (trecento) scarica il minerale a mano, con le carriole. Gli scossoni della prima guerra mondiale e del cambio di regime politico al di là del mare vengono superati senza grossi traumi, e tutto fila liscio fino alla crisi finanziaria del 1929. Nonno Michele è un personaggio poliedrico, nella sua Bari costruisce a proprie spese  il teatro Oriente  e con ogni evidenza pensa in grande non solo in campo industriale, visto che mette al mondo ben dieci figli. I ragazzi sono quasi tutti coinvolti nell’azienda e negli anni Trenta cominciano a guardarsi attorno per cercar di capire come superare le difficoltà seguite dalla Grande Crisi.

Venuti a sapere che si stanno liberando delle concessioni minerarie in Basilicata, vanno ad effettuare sopralluoghi tra le montagne di quella che un tempo si chiamava Lucania. Ad una quindicina di chilometri dal capoluogo, sempre nel territorio comunale di Potenza, ma molto vicino ad Avigliano, si individua quella che sarà la prima miniera dei Marroccoli in Basilicata , vicinissima all’attuale sede della cementeria.

La Seconda guerra mondiale vede la fabbrica barese inattiva e il destino avrebbe deciso che quell’impianto non si sarebbe più rimesso in moto: i terreni su cui sorge vengono espropriati per costruire il nuovo policlinico del capoluogo pugliese. E così si decide di avviare una nuova cementeria vicino alla miniera di Potenza, capitanata dai fratelli Oreste e Guglielmo:  i lavori cominciano nel 1946 e un anno dopo entra in funzione.

“Mio padre e mio zio hanno ricominciato daccapo portandosi dietro solo il loro patrimonio di esperienza: abitavano nella cementeria e quindi avevano instaurato un rapporto di conoscenza profonda sia con il personale, sia con i luoghi” afferma Michele Marroccoli. “ Abbiamo cominciato con un forno Dietzsch, per poi installare un primo forno verticale, quindi un secondo, negli anni settanta, un Lepol rotante e ne 1989 un moderno forno rotante che costituisce la linea attuale. La miniera originaria si è esaurita abbastanza in fretta, ma già negli anni sessanta era stato avviato il ciclo artificiale. Oggi utilizziamo una cava di argilla vicino allo stabilimento ed una di calcare ad una decina di chilometri, nel comune di Avigliano, proprietà della famiglia Guglielmi, con la quale abbiamo una storica collaborazione.”

In una terra di emigrazione verso la Germania e la Svizzera, la cementeria lucana ha consentito a molte famiglie di rimanere nei luoghi d’origine. “ Mio padre e mio zio sono stati pionieri” osserva Michele  “in queste zone non si aveva idea di cosa fosse l’industria.” Il fatto che la fabbrica sia insediata nella vallata Lavangone, piuttosto lontana da Potenza, che i proprietari abbiano a lungo abitato nel complesso industriale e che gli operai siano tutti del luogo, ha cementato- è proprio il caso di dirlo- un rapporto umano molto profondo con i dipendenti che forse, in condizioni geografiche diverse, difficilmente sarebbe potuto essere uguale.

Cementi della Lucania è una delle aziende più antiche dell’intero Mezzogiorno continentale ed alla continuità generazionale della proprietà spesso corrisponde anche quella dei dipendenti, perché non sono pochi quelli con genitori o parenti che a loro volta hanno lavorato nella fabbrica, e ciò viene reputato come un importantissimo valore aggiunto di coesione e comunione di intenti.

Oggi la crisi del settore ha morsicato duro qui come altrove, ma la Cementi della Lucania godeva e gode di una buona situazione finanziaria, avendo sempre badato ad esporsi poco con le banche ed adottando, invece, la politica di re-investimento  degli utili, come dimostra nel 2003 l’acquisto tutto con capitale proprio dell’ultimo mulino di macinazione.

E il futuro? Sono già in previsione l’ammodernamento di alcuni impianti e l’allargamento del mercato di riferimento, perché la società vuole essere pronta ancora una volta a cavalcare nuovamente l’onda giusta ...